
In Italia può capitare che hacker scompaiano. Forse anche Ettore Majorana e Federico Caffè. Sul primo, fisico teorico di via Panisperna, Sciascia ha scritto un piccolo capolavoro: racconta della sua sopravvivenza, forse ha scelto l’anonimato e ha passato il resto della sua vita in convento. È commovente il suo mostrare a Heisenberg problemi che neppure Enrico Fermi riusciva a risolvere, svolti su un pacchetto di sigarette. Ma non si è trattato solo di problemi, anche di bombe e distruzione. E lui ha detto no, è sparito. {Read More}
Vissa barn tvingas åka till italien i sommar
OVVERO
Certi bambini sono costretti ad andare in Italia d’estate.
È lo spot del Lisenberg Amusement Park di Göteborg, noto parco giochi svedese. Basta poco a far scattare retorica patriottica. Si sa, è ottusa e, così com’è facile infuocare gli animi con un insensato “a noi!”, tanto più è comune l’indignazione davanti qualunque riferimento all’Italia se non corredato da “è il più bel Paese del mondo”. Anche quando è sottinteso. {Read More}

Non capisco le scelte del Pd, il gruppo dirigente è a pezzi, hanno una chiara responsabilità per il pasticcio nelle nomine del Presidente della Repubblica, una cosa è certa. Se si insultano tra loro devono essere bravi a farlo. Insultare è un’arte. Tutte le forze politiche in Parlamento hanno avuto finora un unico mandanto (pur operando senza vincoli mandato): porre il Partito Democratico sul letto di Procuste e riempirlo di insulti. Avere una chiaro obiettivo poteva essere fondamentale. Non c’era. {Read More}
Chi sarà il Presidente della Repubblica? Chi lo voterà e perché? Quando spunta il nome di Romano Prodi, non si può non pensare a Corrado Guzzanti e alla sua imitazione del professore bolognese. Prodi è stato imitato da Guzzanti solo due volte nell’arco di quasi 15 anni ma, per l’inamovibilità della politica, per la lungimiranza della visione satirica. Se poi pensiamo al fatto che la metafora del semaforo è piaciuta molto allo stesso Professore e l’oggetto della messa in scena – la mortadella – si è trasformata in una delle scene più volgari della seconda repubblica, ci rendiamo conto che qui tutto si tiene. {Read More}
La conoscenza senza la saggezza è “fina a sé stessa” diceva Corrado Guzzanti/Gabriele La Porta, parafrasando lo spiritualeggiante e onnipresente James Hillman. Ora che Giorgio Napolitano ha affidato a due gruppi informali, volgarmente detti “saggi”, di provare a formare un governo, non c’è in ballo saggezza né conoscenza ma una constatazione: lo stato d’assedio continua. Dal novembre 2011, quando il presidente della Repubblica nominò Mario Monti, è come se le istituzioni italiane fosserno nelle mani di una forza estranea che controlla gli accessi al potere. Se fosse una situazione bellica, si chiamerebbe assedio. {Read More}

Sono partito con un esperimento. Confrontare un argomento pruriginoso e attualissimo, uno di quelli che aumentano l’audience di siti web e telegionrali, con un sito web gestito da una comunità. Il sito web gestito da una comunità: Wikipedia.
La voce Belen Rodriguez è stranamente povera. Povera come il suo contributo all’umanità. Pigrizia degli utenti che la gestiscono, si dirà. NO, non è così. {Read More}

Chi pensava che arricchire un articolo con foto e video, o renderlo condivisibile sui social network fosse l’ultima frontiera del giornalismo si sbagliava di grosso. I deep media si affacciano sempre di più nel mondo delle notizie e promettono di rivoluzionarlo di nuovo, andando oltre la multimedialità per offrire al lettore un’esperienza coinvolgente su più livelli.
Con i deep media un reportage o un racconto vengono smontati, serializzati e fatti rimbalzare su più piattaforme. Si tratta di raccontare storie in modo non lineare, attraverso forme espressive diverse come l’audio, il video e l’interazione sociale. In questo modo il contenuto non scade nel tempo e i lettori continuano ad interessarsi alle singole parti delle vicende. Una dinamica molto vicina al mondo dei videogiochi, dove la lunghezza di un articolo è irrilevante di fronte alla sua dimensione “profonda”. (Guarda l’esempio di Snow Fall sul New York Times)

È sufficiente farsi un giretto su Google trends e cercare Casaleggio e Beppe Grillo per farsi un’idea. Le ricerche sui fenomeni politici delle ultime elezioni si sono centuplicati. Casaleggio è passato da un indice 10 di ricerche a 100 (massimo storico), con un’impennata vertiginosa. Grillo, invece, ha raggiunto l’apice l’8 settembre 2007 (in occasione del V-day), mentre negli ultimi mesi è passato da 20 a 80. Ma, per quanto riguarda Beppe Grillo, si parla di numeri già enormi (è il primo blog d’Italia). {Read More}

L’industria pubblicitaria non se la passa tanto bene. E anche il mercato dei banner online potrebbe presto trovarsi in una crisi analoga. Secondo David Payne della Gannett, il più grande editore statunitense, negli ultimi 12 anni la strategia è stata quella di riempire i siti di spazi pubblicitari e deprezzarli del 95 per cento. Un piano che “non può essere di ampio respiro”.
L’obiettivo resta sempre quello di farsi leggere ma, come succede spesso, soprattutto in ambiti ad alto contenuto innovativo, l’evoluzione tecnologica precede le tendenze di mercato. In questo caso, due fattori paralleli segnalano il drastico cambiamento dell’ecosistema web.
Tutto su Internet è virale. È uno dei termini più usati e abusati. Ma una definizione chiara e precisa manca. Però ora è apparsa una ricerca di Microsoft che dà una bella tassonomia. La viralità è definita dalla distanza, in termini di intermediari, tra l’iniziatore di qualcosa e i suoi prosecutori. Più è virale più permane nel tempo
In un certo senso c’è una selezione naturale: Justin bieber che scrive una cazzata e viene ripresa da i suoi milioni di fan non è un contenuto virale. E, per fortuna, muore subito.